Pubblicato da: rouloavan su: Ottobre 2, 2008
Q uale filo sottile lega una metropoli occidentale come la nostra, vittima dalle degenerazioni del benessere, a un villaggio del Ruanda prostrato dalla fame e dalle memorie del genocidio? La risposta può arrivare dall’arte quando da oggetto diventa strumento di pubblica conoscenza, riflessione e dibattito. Così, desta particolare interesse il progetto dell’artista cileno Alfredo Jaar, presentato ieri all’Hangar Bicocca e allo Spazio Oberdan a cura di Gabi Scardi e Bartolomeo Pietromarchi e promosso dalla Provincia di Milano con la collaborazione della Regione Lombardia. «It is difficult», questo il titolo, si articola in due parti. La prima è una vera e propria antologica di un artista cresciuto negli anni difficili della dittatura di Pinochet e che da sempre sviluppa opere di denuncia politica e sociale attraverso video, fotografia, installazioni e interventi sul territorio. La seconda, invece, riguarda un progetto di arte pubblica ideato dall’artista specificamente per la città di Milano e realizzato grazie alla collaborazione di Igp Decaux e Mba Group. L’indagine riguarda il ruolo dell’arte e della cultura sullo sviluppo della società e si articola attraverso fasi diverse, come l’affissione in città di domande rivolte agli abitanti, una lecture pubblica che si terrà il 4 ottobre allo spazio Oberdan e un convegno internazionale che si svolgerà il 21 gennaio al Teatro Litta.L’utilizzo di strumenti mediatici e pubblicitari per comunicare un pensiero al grande pubblico rappresenta un cavallo di battaglia di numerosi artisti che fin dagli anni ’60 sono stati impegnati nella cosiddetta public art.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=295022